La libertà di sentirsi diversi: cosa vuol dire decidere di seguire ciò che ci fa stare bene?
- Ilaria Lazzari
- 28 lug
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 30 lug
Nella nostra epoca, spesso il divertimento sembra essere diventato quasi un dovere: vacanze considerate da sogno sulla “copertina”, weekend da organizzare in modo impeccabile, locali da provare, esperienze da fotografare e condividere.
A volte, abbiamo quasi la sensazione che restare a casa, prendere una pizza a domicilio, leggere un libro, organizzare una cena intima con gli amici di sempre, non porti a divertirsi in quanto queste attività vengono spesso considerate troppo “tranquille” o poco “produttive”.
In realtà, tutto questo apre ad una riflessione molto più profonda e ad un altro tipo di verità:
ognuno di noi attribuisce un significato alquanto soggettivo all’idea di divertimento, la quale, a volte trova un certo rispecchiamento con ciò che sembra essere socialmente apprezzato, altre volte no.
Questa considerazione, spesso, trova riscontro non solo facendo riferimento, nello specifico, al tempo libero, ma anche parlando di relazioni, lavoro, scelte quotidiane: a volte può risultare complesso non solo capire cosa desideriamo davvero, ma autorizzarci a seguire quel desiderio nel momento in cui si trova a fare i conti con la pressione sociale e le sue conseguenze.
Il bisogno di appartenenza: fondamenta dell'esistenza umana
L'essere umano è un animale sociale: fin dalla tenera età, la comprensione di noi stessi avviene proprio attraverso l’interazione con gli altri.
Con la formazione dei primi legami significativi, impariamo le dinamiche relazionali, cosa viene "premiato" e cosa, invece, rischia di allontanarci dall’affetto o dall’approvazione altrui.
Con il passare del tempo, soprattutto durante il periodo adolescenziale, avere interazioni positive con i propri pari, sentirsi parte di un gruppo, aumenta il senso di sicurezza, riducendo non solo la percezione di solitudine, ma favorendo anche la capacità di essere autonomi e costruire una propria identità.
Tuttavia, nel momento in cui il bisogno di appartenenza prevale sulla possibilità di esprimere davvero la nostra autenticità e spontaneità, la necessità di sentirci accettati ci può portare ad adattare il nostro comportamento a quello degli altri.
A volte succede in modo quasi impercettibile: ridiamo di una battuta che non troviamo particolarmente divertente, accettiamo un invito senza pensarci, pubblichiamo qualcosa sui social non perché ci piace davvero ma sulla base di quanto pensiamo verrà apprezzato dall’altro.
Mettiamo in atto, gradualmente, tutta una serie di compromessi che, a lungo andare, se usati in modo massiccio, possono allontanarci da noi stessi.

Da questo punto di vista, nel campo della psicologia sociale, risulta alquanto interessante citare uno degli esperimenti più famosi del ricercatore Solomon Asch (1956).
Durante il presente studio, ad un gruppo di otto partecipanti veniva mostrata una serie di tre segmenti di diversa lunghezza e veniva poi chiesto loro di indicare quali di essi fosse della stessa lunghezza di un segmento standard.
L’esperimento prevedeva che al tavolo fossero seduti dei collaboratori dello sperimentatore, i quali erano tenuti a dare tutti la stessa risposta errata; solo una persona tra i presenti, che si trovava al penultimo posto nell’ordine di risposta, non era a conoscenza di nulla.
Nonostante l’evidenza davanti ai propri occhi rispetto alle risposte sbagliate dei complici, nelle diverse sessioni, la maggioranza dei partecipanti inconsapevoli tendeva a conformarsi alle stesse, silenziando la propria opinione personale, adeguandosi al gruppo e dando prova dello straordinario potere del conformismo.
Naturalmente, la vita quotidiana risulta molto più complessa di un esperimento, ma potrebbe essere importante chiedersi:
Quante volte ci capita di continuare a fare qualcosa solo perché “si fa così”?
Quante volte mettiamo in dubbio ciò che sentiamo di fare perché la maggior parte delle persone che ci circondano o il nostro gruppo di appartenenza si comporterebbe diversamente?
A volte può essere faticoso dichiararsi apertamente in contrasto con gli altri, tuttavia, è importante, mantenendo comunque il rispetto della ricchezza delle prospettive altrui, imparare gradualmente a trovare il modo per esprimere apertamente le proprie opinioni nel momento in cui non coincidono con quelle degli altri.
Questo non significa necessariamente dire tutto ciò che ci viene in mente senza filtri, ma permettersi di riconoscere ciò che si prova e ciò che si desidera.
Quando il divertimento diventa una prestazione
Complice anche la diffusione dei social network, negli ultimi anni il divertimento sembra avvicinarsi sempre di più ad un qualcosa da dimostrare e, spesso, senza rendercene conto, finiamo per confrontare le nostre attività quotidiane con un’accurata selezione dei momenti di vita “impeccabili” immortalati e condivisi dagli altri.
Un possibile rischio di tutto questo lo si riscontra, recentemente, in ciò che viene chiamata FOMO (Fear of Missing Out), ovvero la paura di sentirsi esclusi da esperienze considerate significative e sensazionali, con il conseguente bisogno di restare sempre “connessi”, iniziando a partecipare agli eventi non in quanto spinti dal desiderio autentico di farlo, ma per il timore di perderli e di non essere coinvolti negli stessi.
Tuttavia, partecipare non implica necessariamente sentirsi coinvolti, ed essere presenti può portare a non sentirsi veramente connessi.
L'importanza della noia
Spesso, la noia tende ad essere demonizzata o descritta come qualcosa da eliminare.
In realtà, può rappresentare uno strumento molto prezioso.
A tal proposito, la letteratura ci dice che quando non siamo costantemente stimolati, con la noia andiamo ad attivare tutta una rete di aree cerebrali che favoriscono la creatività e la riflessione su di sé, la quale funge, dunque, da vera e propria “ricarica” mentale.
Può capitare, ad esempio, di rielaborare esperienze passate, immaginare scenari futuri o collegare idee e concetti che non avevamo precedentemente considerato.
Annoiarsi, dunque, non significa necessariamente perdere il proprio tempo a disposizione, ma, al contrario, concedersi quello spazio necessario per comprendere e seguire realmente ciò che desideriamo davvero e sentiamo essere in linea con ciò che ci fa stare bene.
Infatti, quando la mente non è occupata a rincorrere gli stimoli esterni, ha spazio per riorganizzarsi, ascoltando i desideri che nella frenesia quotidiana restano in sottofondo.
Le esperienze che ci arricchiscono
Quando prendiamo decisioni o agiamo basandoci esclusivamente sul timore del giudizio esterno, il bisogno di autonomia, relativo alla possibilità di percepire che le proprie scelte siano realmente tali, rischia di rimanere insoddisfatto, alimentando frustrazione e mancanza di motivazione.
Al contrario, spesso, quando lasciamo che siano a guidarci i nostri valori e le emozioni provate, le esperienze che viviamo, le attività che portiamo avanti e le decisioni che prendiamo diventano lo specchio di chi siamo, risultando estremamente gratificanti.
È probabile, dunque, che la libertà di sentirsi diversi consista proprio in questo: nel poter scegliere di proseguire e costruire una vita che rispecchi cosa vogliamo veramente per noi stessi, una vita che possiamo riconoscere come autenticamente nostra.
Spesso, infatti, il benessere psicologico non deriva dalla possibilità di fare nostre le decisioni e le modalità degli altri, ma dal sentirsi sufficientemente liberi di poter comprendere quali riteniamo essere più giuste per noi stessi.
E allora, forse, potrebbe essere arricchente chiedersi:
Quello che desidero è davvero mio?
A quali attività o passioni ho rinunciato per sentirmi accettatə dall’altrə?
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